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mercoledì 15 febbraio 2012

quel contributo volontario, ma mica tanto

E' consuetudine che diverse scuole chiedano al momento della iscrizione un contributo "volontario" che in certi casi, se non versato, provocherebbe come effetto la non iscrizione dell'alunno a scuola. Lo possono fare?
La legge 296/2006, comma 622, intervenendo in materia di obbligo di
istruzione, ha tra l’altro stabilito che “resta fermo il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226”.
In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità , non è dunque consentito imporre alle famiglie tasse o richiedere contributi obbligatori di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro) fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, ect). Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria.

Pertanto riteniamo, che non essendo gli istituti scolastici, titolari di autonomo potere impositivo la richiesta di contributo è da considerarsi illegittima.
Il tutto è confermato dalla recente Circolare della Ragioneria Generale dello Stato

venerdì 18 marzo 2011

Mensa scolastica: il cibo non utilizzato vada alle persone bisognose

Sono state depositate in Comune due proposte della lista Rossoblu, con valenza socio educativa e che riguardano le scuole di Ponsacco. Il capogruppo Emanuele Turini ha inviato una lettera agli assessori alla Pubblica Istruzione, Chiarugi; al Sociale Iacoponi e all'Ambiente Giannini, nella quale, si richiama la situazione economica attuale, non delle migliori, come peraltro rilevato nel “Dossier 2010 sulle povertà in Toscana” redatto dalla Caritas: “Quasi 3 famiglie su 10” si legge nel documento “hanno difficoltà ad arrivare a fine mese e non più a partire dalla fatidica quarta settimana, bensì già dalla terza.”

La Caritas, così come le altre associazioni di volontariato sparse sul territorio svolgono un ruolo molto importante, di concerto con le istituzioni, nel contrasto al disagio sociale ed è da citare ed ammirare il servizio svolto dai volontari per il “ banco alimentare” e la più recente “ mensa dei poveri”.

Dai dati della Regione Toscana risulta che giornalmente, nelle mense scolastiche, vengono preparati circa 200 mila pasti e c’è una buona percentuale di questi che, pur ancora commestibili, vengono gettati nell’immondizia, perché non consumati.

Ecco la proposta ROSSOBLU: Attuare a Ponsacco il progetto di recupero del cibo in eccedenza e la sua ridistribuzione, attraverso associazioni caritative , ai più bisognosi

attuare questo progetto significherebbe raggiungere due scopi:

quello socio- economico in quanto, nel rispetto delle normative sulla sicurezza alimentare, si possono aiutare persone svantaggiate, consentendo agli enti ed associazioni riceventi, di risparmiare le risorse economiche destinate all’acquisto dei beni per i propri assistiti e al Comune di Ponsacco donatore, di risparmiare i costi di smaltimento delle eccedenze come rifiuti e di beneficiare degli sgravi fiscali derivanti dalla donazione;

quello ambientale ed educativo: in quanto si consente di ridurre il numero di rifiuti organici prodotti anche in vista dell’entrata in funzione in tutto il territorio comunale del servizio di raccolta Porta a Porta dei rifiuti; l’attuazione del progetto è sicuramente un segnale positivo per accrescere, a partire dalle giovani generazioni, “la cultura del non sprecare il cibo”.

Inoltre, sempre nella lettera inviata agli assessori comunali, la lista Rossoblu, pone attenzione anche sulla qualità del cibo somministrato nelle mense scolastiche di Ponsacco:

Negli ultimi anni, a livello nazionale, sono aumentati, purtroppo, i casi di frodi che hanno coinvolto la filiera agro alimentare di prodotti anche di marca distribuiti in supermercati e ristoranti; se per un verso questo vuol dire che il sistema dei controlli funziona, dall’altro si pone la questione di come garantire la sicurezza alimentare soprattutto in servizi collettivi come quello delle mense scolastiche. Per fortuna anche tra i consumatori è aumentata l’attenzione alla qualità e alla sicurezza dell’alimentazione; per questo sono cresciute anche la produzione e l’offerta di alimenti derivanti da agricoltura biologica e quindi soggetta a particolari prescrizioni. L’attenzione di genitori e di Amministrazioni pubbliche sensibili al problema della sicurezza alimentare ha fatto sì che il numero di mense scolastiche in cui vengono serviti pasti preparati con alimenti biologici sia molto cresciuto.

La proposta ROSSOBLU è quindi quella di adottare anche in via sperimentale nelle mense comunali, la somministrazione di pasti provenienti da cultura biologica e da una filiera di qualità che può essere facilmente controllata.

Abbiamo rivolto un invito agli assessori perchè valutino le nostre proposte anche in sede di stesura del bilancio previsionale; aspettiamo fiduciosi, nell'interesse dei cittadini.

lunedì 18 ottobre 2010

Scuola ed Università in agitazione

Sono mesi che le scuole italiane sono in subbuglio per i tagli. Gli insegnanti protestano ed i genitori li seguono. Non mi era, però, mai capitato di vedere scioperi nelle scuole materne; di solito ad essere in agitazione erano i professori, mentre gli studenti delle scuole superiori si accodavano approfittavandone per indire una settimana di autogestione o occupazione. Questa volta, però la situazione è più complessa e comprende tutti i livelli di istruzione, a partire dagli asili e fino ad arrivare alle Università. Ognuno, ci mancherebbe, è libero di pensarla come vuole, fatto sta che negli ultimi anni il mondo del lavoro si è completamente trasfomato e si è passati da una prospettiva a tempo indeterminato al sogno ( quasi un miraggio) di trovare un posto fisso. I tanti giovani, figli di una Scuola che, è bene dirlo non ha mai funzionato un granchè, diplomati o laureati che siano, sono prima di tutto dei DISOCCUPATI. Una colpa va, senz'altro ad una scuola che non ha saputo evolversi e non si è adeguata ai cambi della società. La nostra è una Scuola che sà di vecchio a partire dalla didattica che non riesce a formare l'alunno nè per il mondo del lavoro nè tantomeno per l'università e che soprattutto non sa valorizzare le eccelelnze. Il 3+2 universitario si è tramutato in uno specchietto per le allodole, per tanti giovani che hanno intrapreso la carriera universitaria iscrivendosi ai più assurdi corsi di laurea nati negli anni. Tantissimi iscritti, tanti laureati e molti altri che hanno abbandonato, dopo il primo anno di corso. Molte lauree sono state rimesse in discussione dal Governo, per i pochi iscritti, per gli alti costi e aggiungo io, perchè non davano opportunità di lavoro, ma creavano una nuova categoria di giovani: I DISOCCUPATI costretti, dopo la laurea a fare un mestiere totalmente diverso da quello prospettato. Anche a Pisa, come nel resto delle altre città, gli Universitari sono scesi in piazza contro la riforma Gelmini, ma soprattutto contro il precariato ancora più evidente nel mondo universitario. Almeno sulla carta un neolaureato potrebbe accedere ai concorsi per diventare professore Ordinario; ma solo sulla carta, però perchè i professori rimangono al loro posto per anni e anni, anche oltre i 70 anni e allora se proprio si vuole insegnare si può sperare nella cattedra a contratto ( annuale) e si può ambire a diventare ricercatore ( a tempo determinato) per poi ritrovarsi a fare (gratis) l'assistente universitario. La Ricerca,che dovrebbe essere il motore di un paese che vuole competere a livello mondiale, è rilegata ai pochi finanziamenti disponibili ed ai giovani e capaci ricercatori che si ritrovano a lavorare negli scantinati dei vari dipartimenti universitari. Poi ci si lamenta se c'è la fuga dei cervelli? La situazione potrà essere peggiorata negli ultimi anni, ma è l'incapacità dei vari Governi che si sono succeduti in tutti questi anni ad averla causata.
Spetta al Governo ( di qualunque colore sia) mettere mano alla situazione, proponendo una riforma STRUTTURALE del sistema scolastico ed universitario italiano. Non basta cambiare i nomi alle scuole chiamando liceo tecnico un istituto per Geometri, ci vogliono le risorse e si deve riformare la didattica adattandola ai bisogni e alle richieste della società. Chi esce dagli istituti superiori deve potersi inserire nel mondo del lavoro spendendo il proprio bagalgio di conoscenze: culturali e professionali. Ci sono scuole negli altri paesi Europei dove mentre si studia si lavora e si mette in pratica quello che si è imparato sui banchi di scuola. C'è un connubio perfetto tra mondo del lavoro e quello scolastico. In Italia c'è anche un' altra anomalia, unica nel suo genere : sono gli ordini professionali. Chi si è laureato ed ha fatto il tirocinio professionale, non può lavorare come libero professionista se prima non si ha superato l'esame di stato, che dovrebbe essere una formalità dopo anni passati a studiare e a formarsi. Per tante specializzazioni, invece come ad esempio l'avocatura, superare l'esame è una vera impresa e c'è chi dopo anni di tentativi, rinuncia a tutto e cambia mestiere oppure và all'estero dove è più facile superare l'esame. Il Governo deve fare la sua parte, e gli enti pubblici la loro, ed in questo può essere d'aiuto il federalismo fiscale. Gli enti locali devono poter svolgere la loro funzione ed il Comune che è l'ente più vicino al cittadino deve poter lavorare serenamente senza subire tagli indiscriminati, ma ragionando invece nell'ottica dell'efficienza e della razionalizzazione delle risorse.
La Scuola, deve essere pubblica ed accessibile a tutti e deve poter funzionare bene. Se è vero che il Governo deve pensare a creare una scuola competivia ed innovativa è compito, invece dei Comuni e delle Provincie ( in base alle loro funzioni) assicurae strutture idonee e all'avanguardia per i vari gradi di istruzione.
A Ponsacco, come lista Rossoblu, ci battiamo per garantire strutture sicure per tutti i bambini ed alunni delle varie scuole del paese. Più volte, anche in commissione pubblica istruzione, da noi presieduta, abbiamo RACCOMANDATO di dare priorità a quegli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria necessaria a rendere AGIBILI, CONFORTEVOLI, EFFICIENTI e soprattutto SICURI gli edifici scolastici. La scuola alle Melorie verrà fatta oppure no? Per adesso il progetto è solo sulla carta, ma questo non esula il comune dal risolvere i vari problemi presenti nei vari plessi scolastici, soprattutto in quegli ospitati negli edifici più vecchi. L'amministrazione, in passato, si è attivata per la rimozione delle coperture di amianto dalle scuole pubbliche ed ha fatto bene, perchè sulla salute non si scherza, ed è intervenuta anche per mettere a norma le scuole per la legge 13 sull'accesso per le persone disabili, dotando le strutture di rampe, scivoli e ascensori. C'è da mettere mano, però, su gran parte degli impianti termici, ormai vecchi, con un investimento ingente, ma necessario anche perchè spesso e volentieri, questi necessitano di manutenzione; prioritario è anche l'ampliamento della scuola Media Lapo Niccolini, per creare nuove aule, ma altrettanto importante deve essere l'impegno da parte delle Istituzioni di garantire l'accesso alla scuola dell'infanzia azzerando le liste d'attesa. Non è giusto che delle famiglie siano costrette a pagare un'AFFITTO per mandare i bambini negli asili privati, perchè in quelli pubblici non c'è posto. Su tutti questi problemi è necessario garantire un continuo monitoraggio anche attraverso la collaborazione dei genitori, degli insegnanti e degli stessi alunni. Su questi temi non ci possono e non ci debbono essere divisioni politiche.